Altra storia

Sono una che si toglie le macchie dai denti con la gomma. Sì la gomma, quella per cancellare i segni della matita. Che pretendevi?

Era chiaro che avrei ceduto a te, alle tue stranezze e assurdità e ai tuoi comportamenti inadeguati sempre e ovunque. L’ho fatto quando ho capito che qualcuno al mondo mi somigliava. Non è mica colpa mia. Neanche tua, sia chiaro. È che può succedere, la tua esistenza in qualche modo si sconvolge, cambia e tu non puoi farci niente. La mia stava già mutando, perché lo volevo da tanto. Ma tu sei arrivato e mi hai dato il coraggio di prendere coraggio, respirare forte e mollare il passato. Per qualcosa di nuovo? No, perché tu non potevi promettermi niente. Per me stessa? Sì, per lei. Poi certo, tu mi hai dato qualcosa, mi hai detto qualcosa e io lì, inerme, una pazza a crederci. Ma se ci credevo era perché non avevi motivo di mentire, se non mi promettevi niente e non volevi niente.

Come dite, voi ingegneri e scienziati? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma? Così il mio essere affascinata è diventato essere presa, poi persa.

L’ho capito che tu riesci a non smarrirti mai, ce la fai a restare fermo e sicuro, ce la fai ad ignorare quello che è. L’ho capito. Ma ancora ti odio, poi ti cerco, poi ti odio ancora e alla fine non ce la faccio mai a mandarti via sul serio, anche se lo meriti.

Resto ferma anch’io, ma evolvo lo stesso, anche se non prendo mai una forma vera e decisa, quella forma che mi farebbe comprendere sul serio che devo andare via. Andare lontano da te e dal tuo essere perfetto.

Perché tu fai male e forse lo sai anche, ma non puoi far altro che scappare. Qualcuno deve averti insegnato a farlo, con tanta calma e senza farti vedere. Piano piano tu svanisci e lasci che ci si dimentichi di te.

Peccato. Non avrò memoria, ma mi ricordo quanto mi hai lasciato di buono.

Che poi tu ora non voglia darmi più nulla…beh, è un’altra storia.

Giornate così

Quando la giornata inizia così, in maniera assolutamente perfetta, che non è che puoi dire ma che palle non mi andava di alzarmi, c’è qualcosa che non va.
Intanto è lunedì, quel lunedì dopo il Natale e l’inizio del nuovo anno, che tutti sono troppo contenti e ancora rilassati per incazzarsi e darti le gomitate per passare.
Poi in effetti c’è il sole. E fa freddo sì, ma non piove. Non devi prendere l’ombrello. Un peso in meno da portare in guerra.
Mettici pure che finalmente non hai passato tutta la notte a tossire e anche se sei andato a dormire tardi, almeno quelle 5 ore di sonno te le sei fatte quasi in pace. Mettici che il treno è in orario, sei seduto e riesci a leggere il tuo libro, e allora ecco che 28 minuti di tragitto ti sembrano 7. Ti metti gli occhiali da sole quando scendi, perché quando sei uscito di casa era quasi buio. Poi considera che per caso hai trovato su internet l’annuncio di un corso di scrittura creativa e ti sei iscritto perché cavolo, era troppo facile. Nome cognome e-mail ed è fatta. Un obiettivo.
Poi l’autobus che passa subito e il tram che no, ma non fa niente, perché proprio in quel momento ascolti la tua canzone preferita e balli perché così senti meno il gelo e non ti frega niente che gli altri ti credano pazzo, perché magari neanche ti guardano, con tutti i pensieri che avranno in testa.
Insomma, una giornata non può iniziare meglio di così. Peccato che poi ci pensi e dici oh, ma non è possibile, troppa fortuna, qualcosa di brutto deve succedere.
Come quando salgo in aereo e penso “ancora nessuna turbolenza? ma eccola, sta per arrivare, è ora, non è possibile neanche una, non mi era mai andata così bene,vado in bagno e faccio finta di stare a casa”.
Come quando la felicità ce l’hai lì di fianco, o addosso, e non lo sai, non la senti, la vivi ma è come se invece no.