H

– Paola, macheccazz…???

– Oh ma che vuoi? Sto in vacanza, lasciami in pace almeno qui!

– E infatti, prima e ultima volta con te. Sei un pericolo pubblico. E sei disorganizzata. Nonché una troia.

– Ma chi era quello? Almeno sai come si chiama?

– Che ne so, che mi frega, gli ho fatto solo un pompino

– Certo, in mezzo alla pista. Ti hanno vista tutti, stai tranquilla. Non voglio stare qui a farti da balia, sparati

– Grazie, lo farò

Le due si avviano verso l’hotel, ma Paola è troppo ubriaca per azzeccare la strada e Claudia troppo incazzata per aiutarla, la precede. Non la sente più, si gira e lei infatti non c’è.

– Oh santa pace, dove si è ficcata quella pazza?

Torna indietro e la vede piegata in due. Pensa stia vomitando e invece no, vede che addirittura sanguina.

– Che hai fatto, brutta scema? Che è tutto quel sangue???

– Ma non lo so, stavo camminando e mi sono impigliata in qualcosa, ahia, fa male.

– Dobbiamo cercare un pronto soccorso. Non mi prende il telefono, dammi il tuo.

Niente. Si guarda intorno e non c’è niente se non la luce dei lampioni. Niente macchine. Niente telefono. Niente proprio.

Claudia cerca di tamponare il sangue con il giacchetto chiaramente nuovo.

– Sediamoci laggiù, troveremo una soluzione. Cioè qualcuno dovrà passare, non è un’isola deserta!

Solo che è ancora troppo presto, sono ancora tutti a divertirsi, lì non ci sono trentenni frustrati come loro. Tutti ragazzini. Ma che cazzo ci fanno in questo posto?

– Cla…

– Eh, che c’è

– Si muove

– Ma cosa?

– Quel tombino, si muove

– Sei ubriaca, idiota, non si muove niente

– Ti prego però, guarda!!!

Già. Il tombino si muove. Ecco adesso esplode e ci copre di merda. Tanto, ormai. Ci manca solo questo, pensa Claudia.

Il tombino si apre del tutto. Si sporgono a guardare.

– Chi c’è?

Una voce dal basso.

Le due si spaventano e si allontanano.

Hanno visto It.

– Scusate, non vorrei disturbare, ma ho sentito un odorino…

– Ma che è quel coso? Oddio un topo enorme. E parla. Ma che hanno messo in quei dannati cocktail?

Il topo enorme esce su due zampe e si avvicina a loro. Troppo terrorizzate per fuggire.

– Scusatemi eh, ma ho sete, non è che mi dareste un po’ di quel vino?

– Vi…vino? Ma qua…quale vino?

– Quello che esce da quella mano

– Cristo santo. È sangue, sign…cioè topo (no vabbè, ma che sto dicendo?)

– E cosa ci dà in cambio? – chiede Paola.

– Quello che volete, ma intanto datemene un sorsetto, sono giorni che sto qui sotto ad aspettare che almeno piova, ma non succede mai, io ho sete.

Paola avvicina la mano verso quell’essere immondo, Claudia la fulmina con lo sguardo. Lui comincia a bere, perché tanto il sangue scende giù come da un rubinetto.

– Ahhhhhh, grazie. Finalmente.

Le ragazze si guardano aspettando una reazione, o magari di svegliarsi da quell’incubo.

– Ah, che prurito, che cos’è?

Il topo si gratta dietro le spalle. Si gratta e si gratta finché non esce il sangue pure a lui. Claudia dice andiamo, che stiamo a fare qua, che aspettiamo??

– No, aspè. Guarda.

Al topo sembra stiano spuntando due ali. Due ali?

Due ali.

– Eh, proprio buono quel vino. Se me ne date ancora un goccetto…ohhh, adesso sì. Andiamo?

– Cosa? Dove?

– Dove volete! Guardate che ali! Belle eh? Forza, salite, non avrete paura!?!

Le due si guardano. Senza parlare, probabilmente entrambe pensano ma sì. Andiamo. Tanto siamo già morte, per forza.

– Scusi, però Lei puzza. È sporco, mi fa schifo sedermi.

– Ah sì sì, giusto. Un momento solo, prego.

Il topo scende nel tombino, esce poco dopo con una coperta, se la mette addosso e si abbassa per far salire le sventurate.

– Dove si va allora?

– All’inferno ci siamo già, dice Claudia. Veda se dall’alto trova un ospedale.

Partono.

– Come si sta quassù?

– Boh, diciamo bene

– Ragazze, una curiosità, ma cosa c’era in quel vino? No perché sapete, di solito se bevo vino umano mi spuntano gli artigli. Ma lunghi, eh. Divento anche aggressivo. Siete state fortunate.

– Scusi, ma quale vino umano, quello è sangue, non l’ha ancora capito?

– Ma certo, lo so. Sono un topo, non uno stupido. Però il sangue mi fa schifo, allora lo chiamo vino.

Sotto di loro, ancora nessuna H luminosa.

*************************************

Scena uno. Interno giorno. Anziano in carrozzella si trascina nel corridoio di un ospedale con accanto un giovane che si trascina un’asta con una sacchetta di sangue.

Si sono appena fatti una striscia nel bagno della loro stanza. Ora sono a posto. Escono per fumare.

Scena due. Esterno giorno.

– Forse era troppo forte

– Che?

– La roba

– Perché?

– Vedo una cosa che non dovrei vedere

– E cosa?

– Topo. Gigante. Su due zampe. Con le ali. Due tipe accanto a lui. Naaa. Allucinazione.

– Eh no. Li vedo anch’io, cazzo.

– Ma Lei non può andare in giro così! Quei due malati, laggiù, ecco, ci stanno guardando! – dice Claudia

– Non si preoccupi, ci penso io. Lei accompagni la sua amica dentro. Sono un topo affabulatore

– Se lo dice Lei. Beh, grazie comunque, eh. In fondo non è stata un’esperienza del tutto orribile.

Paola invece vorrebbe quasi abbracciare il loro inatteso salvatore, ma poi pensa sono ancora ubriaca, che schifo, e dice solo grazie addio.

Scena tre.

I due malati si avvicinano al roditore. Il roditore si avvicina a loro. Trenta secondi di silenzio dopo, il topo parla.

– Buongiorno signori, come state? In via di guarigione?

Si guardano, fanno entrambi no con le loro teste fatte.

– So che sembro un po’ strano ma vedete, il mondo è pieno di cose nascoste e misteriose, che poi un giorno magari escono allo scoperto

– Sssì, infatti – dice il vecchio – Vuole qualcosa da noi? Perché noi non abbiamo niente e vorremmo tornare nella nostra stanza, ché forse dobbiamo riposarci, che è meglio

– Non è vero che non avete niente! In quella sacchetta c’è del buon vino, immagino!

– Ma quale vino, questo è sangue, serve a me

– Sì, ma un sorso non potrebbe darmelo?

– (Oh Signore mio). Ma non lo so se poi me ne daranno dell’altro, io con questa sacca ci sto campando

– Ah, va bene, non fa niente…

Vedere quel topo con la coda lunga un metro fra le gambe lo commuove.

– E sia, giusto un goccio, senza esagerare perché poi davvero potrei morire!

– (tanto muori lo stesso) Grazie, veramente gentilissimo.

Topo si attacca al tubicino e beve, beve, fino a far diventare la sacca una mezza sacchetta striminzita.

– Ahhh, ora sì che sto meglio, grazie veramente. Oh, che prurito, che cos’è? Le mie dita stanno…

Su quelle dita cominciano a spuntare artigli, lunghi e affilati.

I malati diventano bianchi in faccia e fanno per scappare, ma topo dice non abbiate paura, è tutto normale. Una sorta di carezza diventa una sorta di ghigliottina, e al giovane salta la testa. Dieci secondi di stupore dopo, il vecchio tira fuori un coltello e trafigge topo che nel frattempo l’ha già decapitato.

*************************************************************

– Che abbiamo oggi? – chiede Anna sfregandosi le mani col suo camice pulito pronto a sporcarsi di brutto – Bigattini, mummie, obesi che esplodono?

– Due malati, uno di cirrosi uno di cancro, morti in cortile due giorni fa. E un topo.

– Un…topo?

– Eh, hai capito bene. Guarda, io non lo so cos’è successo, ma la Piera li ha visti per prima, non parla più con nessuno.

I corpi decapitati dei due cocainomani sono facili da gestire. Anna li veste e li trucca pure un pochino, perché sono proprio troppo pallidi. È vero che sono cadaveri, ma li vuole abbellire un po’, è il suo lavoro.

Il topo, però, non è che si possa truccare, è già difficile avvicinarsi al suo corpo esamine e puzzolente, e non lo deve certo vestire, sarebbe ridicolo.

– Cosa ci faccio con questo?

– Niente, lo mettiamo in frigo e domani lo diamo alla Polizia. Certo, normale non è. Toccherà studiarlo.

Anna è perplessa, ma si mette a riposare e non ci pensa più.

Di notte si sveglia alle tre, ha una sete, ma una sete…Si alza e va verso il frigo dove sta il topo. È curiosa, vuole guardarlo da vicino prima che se lo portino via. Non capiterà mai più di vedere un topo gigante con le ali e gli artigli.

Anna gli sfiora per sbaglio la zampa, si ferisce a una mano e dalla mano comincia a zampillare il sangue.

-Uh, sento un odorino…me ne dà un sorsetto?

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