Non è possibile

E’ il mio compleanno. Non è maggio, siamo in agosto, ma io lo so, oggi compio gli anni. Non so quanti.

Ti ho invitata, Marica, a casa mia, ma la mia casa non è come nella realtà. E’ più grande, ha un lato nascosto che forse neanch’io conosco del tutto. Un atrio sulla destra, un corridoio lungo e largo, ai lati dei divani e delle tende blu, un blu che mi fa pensare all’Oriente. Ti ci voglio portare, voglio farti vedere la stanza con i tre letti verdi a baldacchino e i tappeti grandi.

Ti vedo per qualche istante, poi ti perdo e sono nella mia stanza, mi sto spogliando per mettere il pigiama, ma lui con la divisa rossa mi guarda schifato e mi dice non è possibile scuotendo la testa. Allora entri tu ed io ti dico mentendo che mi stavo solo preparando. Esco e mi ritrovo qui, in questa cucina che non sembra la mia, ma sento che è la mia. C’è una festa, è per me, mi stavate aspettando, dite tutti ecco la regina, ho davanti una torta, piccola, con una sola candelina, rossa o nera. Ci sono persone che credo di conoscere. Mi sorridono e mi fanno gli auguri. Ale ci sei anche tu, però scusami, non ti avevano invitata. Di certo io l’avrei fatto, ma questa festa non me l’aspettavo, figurati, è agosto.

Quello con la divisa rossa sembra un maggiordomo oppure un principe. Si avvicina e vuole che morda il suo dito. Non voglio ma lo faccio lo stesso e mi fa schifo sentire quel salato in bocca e la carne che si deforma sotto i miei denti.

Qualcuno mi tocca, sento le mani addosso mentre cammino. Non mi piace, però non so reagire.

C’è una donna, bionda e fredda, mi guarda dall’alto in basso, mi giudica senza parlare, così mi guardo anch’io, penso forse sono vestita male, il mio abbigliamento non è adatto all’occasione. Infatti è così, ho una sottoveste e sopra un’altra e un’altra ancora.

Ora sono altrove, in un parco giochi, sono su un treno, dall’enorme vetro davanti a me vedo colori, il verde il rosso il giallo il viola, il sole. Sono felice ma angosciata. Scendo dal treno e attorno a me c’è un mondo diverso, persone serene che pensano soltanto a giocare e che ridono forte. Vorrei andare via, non sono serena, io. Cerco il telefono nella mia borsa nera e profonda. Lo trovo ma non è il mio. Penso possa essere di quella donna bionda. Prima lo aveva in mano, forse mi faceva una foto mentre spegnevo la candelina.

C’è un mercatino nel Lunapark, sembra di Natale. Non era agosto, o forse maggio? Sono agitata ma mi fermo a guardare tra le bancarelle. Mi soffermo su una, c’è un piccolo abete di carta, è brutto ma lo tocco lo stesso e lo faccio cadere. La ragazza mi dice che costa 4 euro e che glieli devo dare, me lo dice in inglese, io le rispondo non li ho e lei dice non è possibile ma le dico vede che non ho la borsa? Ma dove l’ho lasciata? La ritrovo poco dopo, cerco di nuovo il telefono, questa volta trovo il mio, però è distrutto, piegato a metà. Mi sento persa, mi sono persa. Mi si avvicina un gruppo di ragazzi, uno con lo zaino in spalla mi dice ti accompagno a casa, immagino tu voglia andar via. Gli dico sì, per favore, non mi sento bene. Mi dispiace per la festa, ma devo andare.

Appena pronunciate queste parole vedo di nuovo l’uomo rosso, che mi dice ecco la regina. Io però adesso ho paura e per la paura gli faccio pipì sulle scarpe. Lui ride e dice non è possibile.

Adesso sono a casa. Finalmente. Questa volta è proprio casa mia, con le mie poltrone, una grigia una tiffany, la mia libreria, i miei quadri. È tutto in ordine, tutto così confortante.

Bussano alla porta. È mia madre. Ah sei tornata, questa signora ti cercava. La signora bionda. Penso che voglia il suo telefono e glielo porgo. Mamma ci lascia sole perché non è invadente. Vorrei che restasse. La signora bionda chiede perché me ne sia andata, era la mia festa, avevano preparato tutto soltanto per me, ho mancato di rispetto a molte persone.

Mi giro, volgo lo sguardo a destra perché mi vergogno, lei mi guarda troppo negli occhi, mi guarda oltre. Lì dietro c’è lui, il Signore rosso che mi sorride di traverso. Mi prende in braccio, mi sento mancare. Guardo lei che mi dice adesso devi venire con noi, sei tu la regina, ti aspettano.

Vedo una sagoma bianca, una ragazza senza vestiti cammina nel mio corridoio, non si volta, la vedo entrare nel muro. La vedo sparire nel muro.

Non è possibile, ma è il momento di andare.

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