Scheletri

– Credo che tu mi abbia sempre idealizzato. Non so se sia il caso di aprire certi armadi, ormai. Gli scheletri potrebbero non piacerti.

– No, guarda, non è vero che ti ho idealizzato. Lo so che hai avuto una vita difficile e non pensare che questo non mi abbia già condizionata in passato. Altrimenti magari saremmo stati insieme, che ne sai?

Parlavano in macchina, sotto casa di lei, come avevano sempre fatto, come non facevano da tempo. Erano le tre del mattino, ma per loro era normale iniziare a parlare un giorno e finire il giorno dopo. Nonostante si conoscessero da più di 25 anni avevano sempre qualcosa di nuovo da dirsi, da condividere.

Due persone tanto diverse all’apparenza, tanto simili nell’essenza. Che ogni volta che si incontravano erano fiere di non essersi perse mai.

– Ho paura di dirti certe verità. Tu potresti riconsiderare anche il passato sotto un’altra luce, e ti sembrerebbe tutto una bugia.

– No, non lo farò. Te lo prometto.

Gli stringeva la mano, fredda e un po’ rovinata dal lavoro. E guardavano entrambi in basso, come a cercare di immaginare un passato e un futuro diversi.

Si lasciarono con un abbraccio e ognuno tornò alla sua vita.

Non sei mai solo

Oggi, per la prima volta non mi sono sentita diversa dagli altri, o almeno non da tutti.

Treno. Una coppia abbastanza giovane parlava della figlia e delle difficoltà nell’organizzazione quotidiana, soprattutto perché nessuno dei due guidava. Ho sicuramente assunto un’espressione sorpresa. Non è che si conoscano tutti i giorni persone che, come te, non guidano. Ovviamente, rispetto a me i ragazzi avevano delle attenuanti. Lei era Ecuadoriana e a casa sua la patente ce l’aveva, ma in Italia era carta straccia. Lui guidava la moto, ma dopo un incidente non l’aveva presa più e per la patente B stava provando a fare delle guide, senza troppo rendimento. Lei lo confortava dicendogli che sapeva guidare, ma secondo me lo faceva per evitare di doverlo fare lei. Sempre più stupita, annuivo compiaciuta e soltanto il sonno di quel mattino mi impediva di intromettermi nel discorso, tanta era la voglia di dire “Anch’io,anch’io! Sono come voi!”.

Ma non credetti alle mie orecchie quando la signora accanto al ragazzo disse “Io non ho mai più guidato, dopo che quello scemo di mio marito mi ha massacrata di parolacce e bestemmie per una manovra azzardata”. Lei aveva paura. Paura, proprio come me! Per la prima volta sentivo dire quella parola! Perché oggi sono tutti ottimi guidatori, eccelsi cuochi, grandi fotografi e sentir riconoscere da qualcuno un proprio limite a me ormai sembra roba rara, davvero.

Mi stavo commuovendo.

Il simpatico raduno di sfigati chiuse le danze con un’affermazione memorabile. Lui, incrociando le mani sulle gambe, guardando in basso, ad un tratto alza la testa e sentenzia: “Io vi dico solo una cosa:aspetto con ansia il giorno in cui tutte le macchine spariranno per sempre”.

La giornata non poteva iniziare in modo migliore. Tutto era più chiaro e limpido.

Io non ero sola. E non era un caso che mi fossi seduta lì. Proprio lì.