Felicità inutile 2

“No,non ci credo..sta succedendo sul serio. Ora! Cazzo, non potrò raccontarlo a nessuno!

La reazione di Luisa all’annuncio del comandante. “Signore e signori, è il comandante che vi parla. Sono immensamente dispiaciuto, ma abbiamo una grave avaria a bordo e non posso ancora quantificare il danno reale. Vi prego solo di restare calmi, ai vostri posti, allacciare le cinture e togliere le scarpe, poiché potremmo dover effettuare un ammaraggio. Gli assistenti di volo vi aiuteranno in caso di necess”.

La comunicazione s’interruppe, le luci si spensero, l’aereo s’inclinò ancora, virò di 90 gradi, tutti urlavano e piangevano, tutti sparirono nel Mar Mediterraneo, il bellissimo Mar Mediterraneo.

Luisa aveva sempre pensato, ma mai sperato, che la sua vita sarebbe finita così, per colpa di un aereo.

Per anni i suoi voli erano stati un mix di alcol e psicofarmaci, confusi, ma indimenticabili nonostante la mancanza di lucidità.

Aveva volato verso Parigi in compagnia di 4 amari a stomaco vuoto, incazzandosi e biascicando con le hostess che le offrivano acqua: “Maddateme a bbira, porcshrmdhsm” e cantando stonata e scappando dalla metro una volta scesa. Una fermata a caso. Ché doveva pisciare.

Aveva preso un tavor per un volo di 45 minuti, dimenticando tutto quello che aveva fatto il primo giorno di vacanza.

Aveva pure sorvolato il Brasile lamentando la mancanza di whisky nel bicchiere durante una forte turbolenza.

Si era sempre divertita, in fondo. E ad ogni atterraggio diceva “E pure ‘stavolta mi sono salvata”.

Quando si trovò in quella situazione, poco prima di morire, non era infelice, né terrorizzata. Per la prima volta affrontava un volo completamente sobria. Aveva pensato che fosse giunta l’ora di farlo. Doveva pur combatterle, le sue paure.

Fu così che assaporò ogni istante di quella folle discesa e riuscì anche a vedere i tratti degli altri sventurati passeggeri cambiare, diventando maschere orrendamente sfigurate. Fu così che la morte le sembrò leggera, forse risolutiva, quasi appagante.

L’impatto fu così forte che non si accorse del dolore. Da 100 a zero senza soffrire. Si ritenne fortunata ed accettò così quella fine, ridendo nel profondo, pensando a chi la scherniva per il suo terrore del volo.